
Alle 16.00 del sabato, alla fermata del commissariato, qualcuno era sconsolato per non poter giocare la sua prima partita, qualcun altro invece cercava di non farsi riconoscere vestito con quella strana uniforme da Scout...
Tutti erano comunque rimasti esterrefatti quando seppero che avrebbero dovuto dormire in tenda: a Novembre?? Eppure sembrava Ottobre, visto che solo una fresca arietta ci accarezzava il viso…
Dopo che passarono vari e molteplici autobus tutti completamente pieni, verso il tardi (5 e mezza) ne spuntò uno miracolato, quasi vuoto, e potemmo salire con gli ingombri degli zaini, per arrivare a Velletri.
Dopo qualche metro di camminata eravamo già nel posto dell’uscita, un convento, o casa famiglia (boh) sopra il centro abitato.
Cercammo subito di montare le tende, ma il terreno era fatto di ghiaia e i picchetti venivano infilati con molta difficoltà. Dopo una sana oretta e mezza le tende erano montate (la prima cadente, l’altra pendente, la terza giogante) e incominciarono i primi giochi con ambientazione medioevale divisi per squadre miste, in modo da amalgamare sempre di più i ragazzi dell’ex-Cecchina con quelli del vecchio Albano, fino ad arrivare alla cena, e al fuoco con scenette sulla vita medioevale, e ai crudeli e infami giochi-scherzo per i piccoli indifesi e impauriti ex-lupetti…proteggendoci dal freddo, ma non sapevamo di ciò che sarebbe successo il mattino dopo…
La notte fu gelida, e la mattina riservò una brutta sorpresa: il primo Esploratore ad aver uscito fuori il cranio dall’apertura a zip della sua tenda si ritrovò picchiettato da tante piccole gocce d’acqua…
La pioggia, in quelle condizioni, con le tende sciancate, era davvero una tragedia…
Ma calcolammo male i tempi e sottovalutammo il fenomeno, aspettammo di concludere la colazione, poi la Messa… Quando uscimmo dalla cappella del Convento, uno scenario apocalittico ci fece sgranare gli occhi: le tende completamente zuppe, la paleria che stava per affondare nella terra, il catino in fase di cedimento...
Subito ci buttammo nella pioggia per recuperare le nostre “case all'aperto”, primo su tutti Danielone, che assestò un calcione indimenticabile al palo di una delle tende, atterrandola, al grido di “Sbrigamose regààààà!!”
I picchetti non furono difficili da togliere, con la pioggia e la terra fatta di sassi che era stata infame poche ore prima ma era salvatrice in quel momento, ma il difficile fu portare i pezzi come il catino, bagnatissimi e appesantiti dall'acqua, fino ai portici del chiostro del convento, dove li stendemmo al riparo dall'acqua, sperando che si asciugassero prima della ripartenza verso casa.
Dopo ciò incominciarono i giochi sotto gli stessi portici, dal pavimento pericolosamente bagnato ed estremamente scivoloso, infatti non furono pochi i voli e i ridicolissimi tonfi.
Poi, organizzata dal Consiglio Capi, una fantastica Caccia al Tesoro con le squadre della sera prima, con tanto di linguaggi e morse, e strane mappe da decifrare, ma lo stesso Consiglio Capi, che aveva progettato l'ozio, restò di sasso quando le furono consegnate delle prove di Caccia al Tesoro anche per loro, che dovettero essere completate!
Pur essendo assetati di vendetta contro i CapiReparto, i membri del Consiglio Capi condussero con fantasia e cura la catechesi finale sull'unità che fa la forza, usando come simbolo la produzione del pane, che comporta l'uso di vari elementi, come di tanti elementi diversi era formato il Reparto...
Infilate le tende, che avevano già iniziato il processo di ammuffimento, dentro sacchi neri per immondizia, e messi gli zaini in spalla, il Reparto, allegro ed entusiasta per l'avventura vissuta, ma anche molto stanco, si rimise in cammino, per aspettare in fermata e riprendere il bus, per tornare infine ad Albano...